L’intervento al XVIII Congresso dei GDC del neo-eletto Presidente – Marco Mularoni

Buongiorno, prima di iniziare con il mio intervento, ritengo doveroso ringraziare Pasquale, Giancarlo, il gruppo consigliare, la Direzione il Consiglio centrale e tutto il partito per il continuo ed interminabile supporto e aiuto che in questi anni hanno sempre fornito al Movimento Giovanile. Non mi sono scordato di te Lorenzo, so che ti stavi già agitando ma per non allungarmi troppo ci tengo a dire una sola e semplice cosa che racchiude tutto, grazie.

Arriverò al mio intervento, scusatemi, ma ci tengo a condividere con tutti i presenti una piccola riflessione.

Oggi sabato 11 marzo 2023 ci ritroviamo qua in questo bellissimo luogo e facciamo il Congresso del Movimento Giovanile.  Sembra tutto normale, un appuntamento ordinario ma ritengo che di ordinario e normale qua non ci sia proprio nulla. Oggi, nello scenario politico sammarinese, italiano ma anche europeo o mondiale, quante volte assistiamo a dei congressi politici? Quanti sono i partiti o movimenti che decidono di fare congressi e che siano congressi non soltanto legati al rinnovo delle cariche ma ad un momento di confronto sul futuro del proprio agire politico? La risposta è semplice: pochi, ma se io domandassi inoltre quanti sono i movimenti giovanili che organizzano un momento di incontro, di riflessione un assise? La risposta, per San Marino, è ancora più semplice, i GDC.

Ci tenevo particolarmente a fare questa premessa perché ritengo che per il partito, avere un movimento giovanile così attivo sia un tesoro da conservare ed alimentare continuamente poiché (ecco la frase ad effetto) i prossimi leader politici del partito e del paese non si costruiscono domani ma oggi.

Veniamo dunque al mio intervento. I giovani e la politica. Tema molto complesso, lo so, ma cerchiamo di affrontarlo partendo dalle motivazioni per le quali oggi si è così distanti.

Disinteresse, sfiducia nel pensare che qualcosa possa veramente cambiare, difficoltà nel parlare ai giovani e tra i giovani di politica, calo di interesse e di partecipazione derivante anche dall’assunto che dietro ad ogni scelta ci sia sempre l’interesse di qualcuno o di una parte della società. Tutto vero ma noi dobbiamo necessariamente domandarci una cosa, cosa possiamo fare?

Prima di provare a rispondere, sottolineo provare, voglio fare un piccolo passo indietro.  I nostri nonni ed i nostri genitori seguivano le ideologie, i valori ed i principi, e sulla base di questi decidevano, fin in giovane età, di associarsi ad uno o all’altro partito, ma oggi è ancora così?

La nostra società è cambiata. Oggi il personalismo, l’egoismo e l’invidia si sono annidate all’interno delle nostre società e ci troviamo di fronte  ad un mondo in continua e progressiva evoluzione e cambiamento che con la rivoluzione digitale non ha fatto altro che acuire e accentuare una perdita di valori e ideali iniziata già nell’ultimo decennio del XX secolo.

Il mondo è cambiato è di conseguenza i giovani sono cambiati. Le istanze dei giovani sono cambiate, i modi di pensare sono cambiati, la fiducia che gli stessi ripongono nelle persone non è più quella fiducia incondizionate che avevano i nostri nonni e genitori, e qua forse tutti dovremmo fare una mea culpa, perché se quel filo si è rotto non è tanto difficile capire il perché.

Si dice che i giovani sono diventati egoisti che non hanno più quel senso di collettività, di appartenenza ad un gruppo, che non sanno cosa sia il bene comune ma è così? Non voglio addentrarmi in scenari più grandi di noi ma mi basta osservare nella nostra piccola repubblica.

Io vedo tanto giovani preparati che si formano nelle migliori università italiane, che fanno esperienze internazionali, che passano periodi della loro vita all’estero per formarsi imparare nuove lingue e tornare in Repubblica. Vedo giovani in gamba, vedo giovani che quotidianamente sono impegnati nell’associazionismo, nel volontariato. Quindi vedo giovani con la voglia di fare con la voglia di dare il loro contributo con la voglia di  tornare nel proprio paese dopo essersi formati per fornire il loro sapere e noi cosa facciamo? Oggi come Stato non sappiamo neanche quali competenze possiedano i nostri giovani, non c’è nessuna mappatura di questo al nostro interno e molto spesso paghiamo dei consulenti esterni senza sapere che in realtà quelle competenze che chiediamo fuori le abbiamo in Territorio oppure le hanno i nostri giovani in giro per il mondo

Dall’altra parte poi mi dà rabbia invece quando vedo giovani che in maniera molto pressapochista e superficiali pensano di risolvere i problemi con delle sparate populiste oppure con soluzioni che non tengono in considerazioni né dove viviamo né come viviamo o il territorio in cui viviamo.

Dobbiamo domandarci tutti, come riavvicinare i giovani alla politica…

I giovani oggi chiedono una politica concreta fatta di fatti e non più di promesse, i giovani sono consapevoli della realizzabilità oppure no di determinate idee, i giovani vogliano che i problemi vengano affrontati oggi, perché i giovani sanno che più si attenderà e più le conseguenze di tali mancate decisioni peseranno su di loro.  E allora forse bisogna iniziare a capire che è necessario un nuovo modello di politica. La politica così come fatta fino ad oggi non è più sufficiente e sarebbe veramente bello che tutti i presenti qui oggi tornino a casa pensando a questa cosa…

Io ad esempio mi chiedo quotidianamente se non siano i politici più che i cittadini a dover pensare ad un nuovo modello di politica e di fare politica.

Il nostro sistema continua a promettere tutto a tutti. Cerca di nascondere per ottenere il consenso e il potere a tutti i costi senza mai però chiedersi una cosa …. Chi paga???

 

Marco Mularoni