Il 9 maggio celebriamo la Festa dell’Europa. Non una semplice ricorrenza istituzionale, ma il simbolo di una scelta storica: quella di uomini che, dopo macerie, guerre e odio, decisero di costruire invece di distruggere.
I padri fondatori dell’Europa non erano ingenui idealisti. Erano costruttori. Avevano capito che il futuro non nasce dall’isolamento o dai muri, ma dal coraggio di unire visioni diverse attorno a un progetto comune.
Ed è forse questa la lezione più urgente anche per San Marino.
Oggi il nostro Paese ha bisogno di una classe politica capace di alzare lo sguardo, uscire dalle trincee permanenti e smettere di vivere ogni confronto come una guerra personale. Il dibattito politico è legittimo e necessario, ma da troppo tempo le energie impiegate per demolire l’avversario superano quelle usate per aiutare il Paese.
E questo, in una fase decisiva come quella dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, è un lusso che San Marino non può più permettersi.
L’Europa non è una bandiera di parte. È una scelta di futuro.
L’Accordo di Associazione rappresenta per San Marino l’ingresso in una nuova dimensione: più aperta, più credibile e competitiva. Significa offrire nuove opportunità ai giovani, rafforzare le imprese e costruire un sistema più moderno, trasparente e meritocratico.
Negli anni, attorno alla prospettiva europea, il Consiglio Grande e Generale ha saputo trovare momenti di unità. Oggi quello spirito va recuperato. Perché il modello attuale mostra ogni giorno i propri limiti e San Marino non può restare ferma tra paure, tatticismi e provincialismi mentre il resto d’Europa corre avanti.
Per questo il nostro appello è rivolto a tutti: ai dubbiosi della maggioranza e agli europeisti dell’opposizione. Mettiamo da parte interessi di parte ed ego personali. Facciamo in modo che il prossimo Consiglio Grande e Generale rappresenti qualcosa di più di uno scontro politico permanente.
Guardiamo agli esempi di piccoli Stati europei come il Liechtenstein, che hanno saputo coniugare crescita economica, apertura internazionale e tutela della propria identità. Essere europei non significa smettere di essere sammarinesi. Significa rafforzare San Marino dentro un mondo che cambia.
Come GDC, esprimiamo pieno sostegno al Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari, che con serietà e determinazione continua a portare avanti questo percorso nonostante difficoltà e attacchi personali. Il suo lavoro rappresenta un tassello fondamentale per accompagnare il Paese verso una nuova fase.
Oggi è il momento di scegliere: se restare spettatori o diventare protagonisti, se chiuderci nella paura o aprirci al futuro, se continuare a dividerci o investire finalmente nella costruzione di un Paese più forte, moderno e credibile.
Noi sappiamo da che parte stare.
Dalla parte dell’Europa.
Dalla parte di San Marino.
Dalla parte di chi costruisce.
Ufficio Stampa GDC
